Andare in pensione: requisiti 2019

Cinque mesi in più per andare in pensione di vecchiaia o anticipata dal 2019, scatto aspettative di vita anche per i precoci ma non per gravosi e usuranti. Dal 1° gennaio 2019, infatti è scattato l’aumento di cinque mesi per l’adeguamento delle pensioni alle aspettative di vita.

L’incremento del requisito previdenziale riguarda tutti i principali strumenti, ma ci sono delle eccezioni: non si applica alcun incremento, ad esempio, agli addetti a lavori usuranti o mansioni gravose.

Andare in pensione con il nuovo adeguamento

Come sottolinea il sito delle piccole-medie imprese pmi.it, servono cinque mesi in più per andare in pensione di vecchiaia o anticipata. Di conseguenza, ecco come cambia il requisito anagrafico e previdenziale 2019:

  • pensione di vecchiaia: 67 anni (e non più 66 anni e sette mesi);
  • pensione anticipata: 43 anni e tre mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e tre mesi per le donne (anche qui, cinque mesi in più rispetto ai precedenti 42 anni e dieci mesi, uno in meno per le donne).

L’adeguamento per andare in pensione, riguarda anche altre categorie di pensionati, ad esempio i precoci, gli unici a potersi già ritirare con 41 anni di contributi. Ebbene, dallo scorso primo gennaio, l’asticella anche in questo caso si è alzata a 41 anni e cinque mesi.

Rimane invece nell’ombra l’impatto dell’adeguamento per andare in pensione sulla quota 100: il requisito è destinato a restare a 62 anni di età e 38 di contributi, oppure scatta anche in questo caso un adeguamento di cinque mensilità?

Andare in pensione: categorie non toccate

Non c’è invece nessun adeguamento per i lavori usuranti (di cui all’articolo 1, comma 1, lettere a, b, c, d, del decreto legislativo 67/2011) e gravosi (allegato b legge 205/2017). In entrambi i casi, bisogna avere 30 anni di contributi.

Per questa categoria di lavoratori non cambia nulla, potranno andare in pensione di vecchiaia o con il requisito per quella anticipata senza applicare l’adeguamento. O, se più conveniente, per i lavori usuranti utilizzare il sistema delle quote destinato a queste particolari attività (il requisito cambia a seconda della tipologia di attività, piuttosto che dalla quantità di turni annui notturni).

Quando possono andare in pensione i militari?

Anche il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico dovrà da quest’anno lavorare di più. Dal 1° gennaio 2019 è scattato l’adeguamento dei requisiti di pensionamento del personale appartenente ad Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco nella misura di cinque mesi stabilita dal decreto del Ministero del Lavoro e dell’Economia dello scorso 5 Dicembre 2017.

Andare in pensione: trattamento di vecchiaia militari

Il trattamento di vecchiaia da quest’anno può essere conseguito al raggiungimento dell’età anagrafica massima per la permanenza in servizio prescritta dai singoli ordinamenti variabile in funzione della qualifica e del grado (oscilla tra i 60 e i 65 anni) aumentata di un anno congiuntamente al requisito contributivo previsto per la generalità dei lavoratori, 20 anni di contributi.

Andare in pensione: trattamento di anzianità militari

Anche i requisiti per la pensione di anzianità crescono. Da quest’anno si potrà accedere al trattamento anticipato al perfezionamento o di una anzianità contributiva di 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica; oppure al raggiungimento di una anzianità contributiva non inferiore a 35 anni e con un’età di almeno 58 anni; oppure al raggiungimento della massima anzianità contributiva corrispondente all’aliquota dell’80%, a condizione essa sia stata raggiunta entro il 31 dicembre 2011 (attesa l’introduzione del contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012), ed in presenza di un‘età anagrafica di almeno 54 anni. 

Fonte https://www.pensionioggi.it

Fonte https://quifinanza.it

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2019-01-07T16:02:50+00:00