Pensione di vecchiaia ed età pensionabile sono due argomenti che vengono messi in disparte da Quota 100, la misura che ha trovato posto nella prossima Legge di Bilancio. I 66 anni e 7 mesi del 2018 diventeranno 67 anni per via del meccanismo che adegua l’età pensionabile all’aspettativa di vita.

Questo requisito cambierà ogni 2 anni, salendo ogni volta di 3 mesi. Nel 2023, ad esempio, bisognerà avere compiuto 67 anni e 6 mesi per accedere alla pensione di vecchiaia.

Al momento esistono diverse possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia, anche se si ha un numero inferiore rispetto ai 20 anni di contributi. Tuttavia il requisito da rispettare riguarda proprio l’età contributiva e non quella anagrafica. Pertanto, allo stato attuale delle cose, il famigerato “Signor Rossi” dovrà aspettare di raggiungere l’età minima richiesta per accedere alla pensione di vecchiaia.

Pensione di vecchiaia e licenziamento: quando scatta

Il licenziamento può scattare in caso di raggiungimento dell’ età pensionabile, cioè quando si può usufruire della pensione di vecchiaia.
Nello specifico, al raggiungimento del richiesto numero di anni anagrafici e contributivi, il lavoratore può essere licenziato senza motivazione a condizione, però, che il datore di lavoro rispetti i termini di preavviso; ciò, al netto di clausole contrattuali che prevedano il licenziamento senza preavviso al raggiungimento dei 65 anni.

Tuttavia, se il lavoratore è contrario a tale eventualità è protetto dalla normativa contro il licenziamento illegittimo fino a 70 anni e 7 mesi (71 anni nel 2019). In realtà, le sentenze della magistratura hanno dato ragione ai lavoratori in questo senso solo nel caso di raggiunto accordo col datore di lavoro.