Piani Individuali di Risparmio (PIR) sono nuovamente bloccati nel 2019, a causa delle modifiche introdotte dalla legge di Bilancio. Se non saranno colmate le lacune introdotte, si rischia di vedere paralizzato il mercato di questi prodotti di investimento. Ma cosa sono esattamente i piani individuali di risparmio? Quali sono le modifiche introdotte nella legge di Bilancio che, di fatto, ne hanno bloccato la distribuzione?

Piani individuali di risparmio: cosa sono?

I piani individuali di risparmio (o PIR) sono strumenti di investimento introdotti dalla legge di bilancio 2017 (l. n. 232/2016), sono stati creati come forma di investimento a medio termine, capace di veicolare i risparmi verso le imprese italiane, e in particolare verso le piccole e medie imprese.

Per godere delle agevolazioni fiscali, ogni singolo PIR, dev’essere mantenuto almeno 5 anni, non può superare i 30mila euro di investimento all’anno, per un totale di 150mila nell’arco dei 5 anni.  Se vengono mantenute queste condizioni, l’investiore otterrà un abbattimento di tutto il carico fiscale: in altri termini non pagherà le tasse, attualmente del 26%, sul guadagno.

I piani individuali di risparmio sono riservati alle persone fisiche e ogni persona può essere titolare di un solo PIR. Le cifre minime e massime previste li rendono accessibili anche ai piccoli risparmiatori, che hanno così un’alternativa rispetto alla liquidità sul conto corrente.

Come investire in un piano individuale di risparmio?

Le risorse investite in un PIR possono essere destinate in diversi strumenti finanziari: azioni, obbligazioni, quote di fondi di investimento, conti correnti bancari.

Il legislatore ha posto per i PIR due vincoli:

  • vincolo della diversificazione:il 70% di tutto il Piano deve essere destinato a strumenti finanziari emessi da imprese italiane o europee con stabile organizzazione in Italia. Di questo 70%, il 30%, che equivale al 21% del totale, deve andare a PMI non incluse nel FTSE Mib. Il restante 30% può essere destinato ad altri strumenti finanziari, anche titoli di Stato italiani o esteri o conti correnti;

  • vincolo di concentrazione: non più del 10% del portafoglio può essere destinato a strumenti emessi dallo stesso emittente.

Dove investono i PIR: MidCap, STAR E AIM

Oltre all’indice FTSEMib, il principale indice della Borsa Italiana, i piani individuali di risparmio investono in:

  • MidCap: è composto dalle 60 società più grandi per capitalizzazione quotate nella borsa italiana e non appartenenti all’indice FTSEMib. Il paniere viene rivisto e aggiornato ogni 3 mesi;

  • STAR (Segmento Titoli con Alti Requisiti): raggruppa le società con capitalizzazione compresa tra 40 milioni e il miliardo di euro, che si impegnano a rispettare alcuni criteri quali trasparenza, alta liquidità e governance allineata agli standard internazionali;

  • AIM (Alternative Investment Market): è dedicato alle Pmi italiane che si distinguono per l’alto potenziale di crescita e che vengono ammesse secondo una procedura ben definita, più semplice rispetto a quella prevista per accedere al mercato principale.

La tassazione sui piani individuali di risparmio

Il principale punto di forza dei PIR per gli investitori è il vantaggio fiscale: il legislatore, infatti, ha previsto l’esenzione totale dalle imposte sulle rendite finanziarie e sulle plusvalenze di capitale, che, normalmente, vanno da un minimo del 12,5% (titoli di stato emessi da Stati Sovrani che rientrano nella White List) ad un massimo del 26%.

Per beneficiare di questo vantaggio bisogna mantenere l’investimento per almeno 5 anni. Inoltre, in caso di trasferimento mortis causagli eredi non pagheranno l’imposta di successione. L’esenzione fiscale è un incentivo molto forte. Rispetto ad altre soluzioni di investimento, il rendimento dei PIR non viene eroso dalle imposte, ma arriva per intero a chi ha investito.

Alcune domande frequenti sui Piani Individuali di Risparmio

No, ogni individuo può avere un solo PIR in quanto è associato al Codice Fiscale.

Se muore l’intestatario del PIR prima dei 5 anni minimi agli eredi viene comunque riconosciuta l’agevolazione fiscale sui guadagni (se ce ne fossero) fino alla data di apertura della successione.

Sì, visto che il regime agevolativo è indipendente dall’età del sottoscrittore e un PIR può quindi essere intestato anche a un minore di 18 anni.

No, il requisito territoriale va considerato nel momento in cui il PIR viene sottoscritto. Un trasferimento successivo è irrilevante.

Le novità introdotte dalla Legge di Bilancio per i PIR

Da quasi un mese i risparmiatori che vogliono investire nei Piani Individuali di Risparmio non hanno la possibilità di farlo. Il motivo è che il Governo Lega – M5s, con la legge di Bilancio 2019, ha introdotto nuove regole sui PIR che potrebbero cambiare in maniera tangibile il loro profilo.

La Legge di Bilancio 2019 ha, infatti, introdotto alcune novità per i PIR creati a partire dal 1° gennaio 2019. A differenza di quelli vecchi, le nuove soluzioni devono obbligatoriamente investire il 3,5% del 21% extra FTSEMib (ossia il 30% del 70%) in strumenti finanziari (obbligazioni e azioni) di piccole e medie imprese (PMI) ammesse alle negoziazioni su AIM Italia. Un altro 3,5% deve essere destinato a quote o azioni di fondi di venture capital (e non di private equity) residenti in Italia, che investono nelle stesse imprese.

In attesa dei dovuti chiarimenti, molte SGR (Società di Gestione del Risparmio) hanno espresso una forte preoccupazione nei confronti delle modifiche stabilite nella Legge di Bilancio, considerate un vero e proprio pericolo che mette a repentaglio la liquidabilità insita negli strumenti, esponendo parallelamente i risparmiatori a un rischio elevato.

Piani individuali di risparmio: ultimi aggiornamenti

“La distribuzione dei PIR è questione di giorni”, parola di Giulio Centemero, capogruppo della Lega alla Commissione Finanza alla Camera e relatore dell’emendamento sui PIR. Centemero ha spiegato a Class Cnbc che la bozza dei decreti attuativi è attualmente al ministero dell’Economia e delle Finanze, poi ci dovrà essere un altro passaggio al ministero dello Sviluppo Economico, dopodiché i decreti attuativi saranno pronti.

Per quanto riguarda le perplessità di alcuni operatori sui nuovi obblighi di investimento introdotti dalla Legge di Bilancio 2019, Centemero precisa che il governo non si è fermato al solo Aim, ma “possiamo considerare anche, per esempio, l’Aim di Londra, l’Euronext e altri Mtf europei“.