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Fondo TFR2019-01-09T17:34:31+00:00
Trattamento di Fine Rapporto

Destinazione del Trattamento di Fine Rapporto

Con il decreto legislativo 252 del 5 dicembre 2005 è stata promulgata la riforma della previdenza complementare, entrata poi in vigore nel 2007. La modifica maggiore introdotta dalla nuova normativa ha riguardato il conferimento del Trattamento di Fine Rapporto a forme pensionistiche complementari. La riforma non si applica ai dipendenti del pubblico impiego.

Il lavoratore è obbligato a decidere la destinazione del suo Trattamento di Fine Rapporto in maturazione: può scegliere se lasciarlo in azienda o destinarlo alla costruzione di una pensione integrativa. 

La scelta da parte del lavoratore avviene con modalità esplicite o implicite. Nel primo caso entro sei mesi dalla data di prima assunzione il lavoratore, può conferire l’intero importo del TFR in maturazione ad una forma di previdenza complementare dallo stesso prescelta.

Se non è stato integralmente destinato alla previdenza complementare il Trattamento di Fine Rapporto viene erogato alla cessazione del rapporto di lavoro, indipendentemente dalle motivazioni che l’hanno fatto interrompere e dalla sua forma (dimissioni, licenziamento, pensionamento).

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Fondo Trattamento di Fine Rapporto: vantaggi per le aziende

Generalmente il trattamento di fine rapporto viene utilizzato dalle aziende come “forma di autofinanziamento”, come “liquidità di cassa”.  Questo modo di pensare generalizzato, è dovuto alla mancanza di una corretta informazione sulla materia perché, nella realtà, il conferimento del Trattamento di Fine Rapporto a un fondo pensione può solo portare vantaggi economici all’azienda.

Quanto costa questa forma di autofinanziamento all’Azienda?

Il Trattamento di Fine Rapporto rappresenta un costo del lavoro (7,41% della retribuzione lorda) che non può in ogni caso essere eliminato nemmeno con il trasferimento alla previdenza complementare, ma ci sono voci che, invece, possono essere risparmiate:

  • il versamento al Fondo di Garanzia INPS dello 0,20% sulle retribuzioni;
  • la rivalutazione annuale di legge (1,5% fisso + il 75% dell’inflazione).

Andiamo adesso a quantificare i risparmi fiscali e finanziari che la legge prevede per le aziende che trasferiscono il TFR dei dipendenti a una forma di previdenza complementare:

  • una deduzione dal reddito di impresa del 4% (per le aziende con meno di 50 dipendenti) o del 6% (per le aziende con oltre 49 dipendenti), percentuale da applicare all’importo effettivo del TFR conferito;
  • una riduzione pari allo 0,28% sugli oneri sociali (per disoccupazione, assegni nucleo familiare) che devono essere versati dall’azienda, riduzione che deve essere calcolata sulle retribuzioni totali dei dipendenti che hanno conferito al fondo il proprio Trattamento di Fine Rapporto

Soluzioni per la destinazione della quota TFR

Tra le soluzioni che proponiamo assume particolare rilievo il Fondo Trattamento fine Rapporto, cioè una soluzione assicurativa stipulata dal datore di lavoro (Contraente) a favore dei suoi dipendenti (Assicurati e Beneficiari) per garantirsi al momento della cessazione del rapporto di lavoro la somma sufficiente a liquidare il Trattamento di Fine Rapporto.

Il datore di lavoro si impegna a versare la quota maturata di TFR e la Compagnia ad investire i relativi premi per liquidare alle scadenze la somma sufficiente a garantire il rispetto degli obblighi di legge da parte del datore di lavoro.

Inoltre, la copertura per natura non può essere soggetta ai tipici vincoli assicurativi in quanto non conosciamo dal principio il momento in cui avverrà la cessazione del rapporto di lavoro per ogni dipendente.

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